La bici torna protagonista. E va protetta.
Qualcosa sta cambiando nelle città italiane. Non è una rivoluzione silenziosa, ma un cambiamento misurabile, documentato, che emerge dai numeri. Il 22° Rapporto Isfort sulla mobilità degli italiani — dati aggiornati al primo semestre 2025 — racconta di un Paese in cui la bicicletta guadagna terreno: dal 4,1% al 5,2% degli spostamenti totali in un solo anno. Sembra poco, ma è un segnale che chi usa la bici ogni giorno riconosce benissimo: più ciclisti in giro, più piste ciclabili, più attenzione da parte delle amministrazioni.
E non è un fenomeno solo italiano. The Economist ha dedicato un approfondimento alla “rinascita globale” della bicicletta, con dati che vanno da Montreal — dove un quinto di tutti gli spostamenti avviene in sella — fino a Londra, dove nel quartiere finanziario le bici superano le auto in un rapporto di due a uno. A Parigi, la bici ha sorpassato moto e scooter ed è diventata il mezzo preferito dai residenti del centro per muoversi in città. A Tokyo, il 23% degli uomini d’affari ha scelto la bicicletta per il tragitto casa-lavoro.
Perché sta succedendo?
Le ragioni sono tre, e si tengono insieme.
Prima: la pandemia ha spinto milioni di persone a cercare alternative ai mezzi pubblici affollati, e molte piste ciclabili create in emergenza sono diventate permanenti.
Seconda: le ebike hanno abbassato la soglia d’ingresso. Più economiche, più accessibili, adatte anche a chi non è allenato o deve percorrere distanze più lunghe.
Terza, forse la più importante: dove si costruiscono infrastrutture ciclabili sicure, le persone le usano. “Le piste ciclabili creano ciclisti”, sintetizza The Economist.
Il Rapporto Isfort lo conferma con un dato che dovrebbe far riflettere: il 32,8% degli spostamenti degli italiani è entro i 2 km, quelli percorribili a piedi. Il 48,5% arriva al massimo a 10 km (che equivalgono a poco più di trenta minuti di bici). Quasi l’80% degli spostamenti avviene in ambito urbano. Eppure l’auto la fa ancora da padrona, al 60,8% degli spostamenti. Un’auto che, secondo gli stessi dati, rimane ferma per il 93-95% della giornata, occupando suolo pubblico.
Le città che ci credono
Non tutte le città si muovono alla stessa velocità, ma alcune fanno scuola. Bologna ha introdotto in modo organico il modello città 30 km/h: il risultato è una riduzione del 50% delle frenate brusche, meno emissioni tra il 4 e il 17%, e risparmi stimati in termini di costi sociali che superano i 150 milioni di euro in soli sei mesi. I tempi di percorrenza? Pressoché invariati: meno di trenta secondi in più per tragitti di dieci minuti.
A Milano, nei cinque anni precedenti al 2020, la rete ciclabile è cresciuta del 34%, superando i 1.000 km. In Italia, le bici elettriche sono aumentate del 40% rispetto al 2019. Il mercato delle due ruote è in piena espansione. La domanda c’è, e cresce.
Il problema che nessuno vuole affrontare
C’è però un ostacolo che rischia di frenare tutto questo: il furto. Uno dei motivi principali che scoraggia l’uso della bicicletta, come ricorda anche la FIAB, non è la distanza, non è la fatica, non è la mancanza di piste. È la paura di tornare al parcheggio e non trovare più la bici.
In Italia le piste ciclabili separate dalla carreggiata sono ancora poche, e andare in bici nel traffico è pericoloso. Ma anche chi ha già scelto la bici si trova a fare i conti con un mercato sommerso di bici rubate che non accenna a diminuire.
La punzonatura è una risposta concreta a questo problema. Un codice inciso indelebilmente sul telaio, registrato in un database consultabile dalle forze dell’ordine, associato a un tesserino identificativo: un sistema semplice che rende la bici tracciabile, scoraggia il furto e complica la rivendita illegale. Non è una garanzia assoluta, ma è un deterrente reale. Lo dimostrano i casi in cui bici rubate (anche da servizi di bike sharing) sono state recuperate proprio grazie alla marcatura.
Un gesto piccolo, parte di qualcosa di grande
La mobilità ciclistica cresce quando si creano le condizioni perché cresca: infrastrutture, sicurezza stradale, e tutela del mezzo. Chi sceglie la bici sta facendo una scelta che va nella direzione giusta: per la propria salute, per le tasche, per le città. Proteggere quella scelta è il minimo che possiamo fare.