La bici al centro dei piani europei per la mobilità.
Ma senza fiducia, non si pedala.
La Commissione europea ha pubblicato a giugno 2026 la terza edizione delle linee guida per i Piani urbani della mobilità sostenibile (SUMP, in Italia noti come PUMS). È un aggiornamento importante, perché ridefinisce come le città e i territori che le circondano debbano pianificare gli spostamenti nei prossimi anni.
Cosa sono i PUMS e perché contano
Il PUMS è lo strumento con cui un comune (o un insieme di comuni) decide come organizzare gli spostamenti di persone e merci sul proprio territorio, con obiettivi misurabili su emissioni, sicurezza stradale, congestione e accesso ai servizi.
Le linee guida indicano otto principi per farlo bene: obiettivi chiari, visione di lungo periodo, valutazione delle prestazioni, sviluppo integrato di tutti i modi di trasporto con priorità a quelli più sostenibili, coordinamento tra mobilità delle persone e logistica, partecipazione di cittadini e stakeholder, monitoraggio continuo, supporto europeo.
La rete transeuropea dei trasporti (TEN-T) impone ai 431 nodi urbani europei di adottarne uno entro la fine del 2027. Per gli altri comuni non c’è ancora un obbligo, ma la direzione è segnata.
Il cambio di paradigma: dal traffico alle persone
La pianificazione tradizionale dei trasporti guardava alla capacità stradale e alla velocità di percorrenza. Il PUMS ribalta la domanda da “come far scorrere più veicoli” a “come garantire a tutti accesso sicuro a lavoro, scuola, servizi e relazioni sociali”. È la differenza tra progettare per le auto e progettare per le persone.
Fare rete, non fermarsi ai confini comunali
Una delle indicazioni più rilevanti riguarda la scala su cui pianificare. Le città funzionano sempre più come sistemi territoriali: pendolarismo, scuola, lavoro, logistica e turismo superano da tempo i confini del singolo comune. Le linee guida chiedono quindi di pianificare sulla “città funzionale” (l’area in cui gli spostamenti avvengono davvero) non sul solo perimetro amministrativo.
Per i piccoli e medi comuni, spesso incastrati in bacini di pendolarismo verso una città più grande, questo significa che un PUMS pensato in isolamento, senza coordinarsi con i comuni limitrofi, rischia di non intercettare i flussi che contano davvero. Fare rete tra amministrazioni diventa parte della pianificazione stessa.
La logistica entra in pianta stabile nel piano
Le nuove linee guida dedicano attenzione esplicita alla logistica urbana, finora spesso trattata come tema a parte rispetto alla mobilità delle persone. La crescita dell’e-commerce e delle consegne rapide produce traffico, emissioni e conflitti con pedoni e ciclisti che un PUMS non può più ignorare: aree di carico e scarico, micro-hub di quartiere, veicoli a zero emissioni per l’ultimo miglio devono entrare nella pianificazione generale.
È un terreno su cui anche la mobilità ciclabile ha un ruolo crescente, dalla distribuzione di prossimità alla logistica di vicinato.
La sicurezza degli utenti vulnerabili e la partecipazione
Pedoni, ciclisti e utenti della micromobilità vengono collocati al centro della transizione urbana: reti ciclabili continue e protette, attraversamenti sicuri, moderazione della velocità sono richiesti esplicitamente per ridurre morti e feriti gravi tra gli utenti più esposti.
Le linee guida insistono anche sulla partecipazione: cittadini, imprese, associazioni e operatori del territorio devono essere coinvolti fin dalle prime fasi (analisi dei problemi, definizione degli obiettivi, scelta delle misure). Misure come zone a traffico limitato, piste ciclabili o riduzione della sosta generano spesso opposizione iniziale: senza partecipazione reale, anche interventi utili rischiano di restare politicamente fragili.
Un tassello che spesso manca: la fiducia di chi pedala
Le infrastrutture protette e la pianificazione integrata sono condizioni necessarie perché più persone scelgano la bici per gli spostamenti quotidiani. Ma c‘è un freno che le linee guida non affrontano direttamente e che nella pratica pesa quanto la sicurezza stradale: la paura di perdere la bici per un furto.
È lo spazio in cui lavora la rete BMBS – Bici Marcata, Bici Salvata: marcatura antifurto per rendere le biciclette identificabili e tracciabili, come intervento complementare agli investimenti infrastrutturali richiesti dai nuovi PUMS.
Se fai già parte della rete, è un buon momento per parlarne a chi condivide il tuo tragitto: più bici marcate, più la marcatura funziona come deterrente collettivo.